I. The centres for contemporary art and the European cities

4 giugno 2020


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I. The centres for contemporary art and the European cities

Le istituzioni dedicate all'arte contemporanea si sono cimentate con il tema dello spazio nei modi più svariati, spesso in maniera sottile e stimolante ma altre volte anche imponendo la propria visione.

Eppure, il profondo legame che unisce i luoghi dell'arte (quei luoghi che la ospitano, la tutelano, la esibiscono e la producono) e gli spazi circostanti non sempre è stato adeguatamente riconosciuto né attentamente esaminato.

The centres for contemporary art and the European cities parte dal presupposto secondo cui un luogo corrisponde a uno spazio abitato e vissuto, dove l'individuo crea la misura di una soggettività posta in opera e definita dalla memoria. Sotto questo profilo, i luoghi dell'arte giocano un ruolo ancor più significativo, in quanto generatori di esperienza e di impressioni soggettive per eccellenza.

Un giorno, mentre attraversava il Kirchenfeldbrücke - il ponte che collega il centro di Berna all'edificio che ospita la Kunsthalle - il suo attuale direttore, Philippe Pirotte, ripensò a tutti gli artisti che, da Andy Warhol a On Kawara, avevano percorso esattamente lo stesso tragitto con la mente colma di aspettative e desideri per la mostra che stavano allestendo in quella storica istituzione.

Grazie a questa rievocazione, la tranquilla città di Berna si trasformava nel palcoscenico di una effervescente creatività, che sembra aver in qualche modo permeato le sue dinamiche urbane e la vita. Il legame che unisce un centro espositivo alla città che lo ospita è soltanto uno della miriade di esempi dell'enorme potenziale di un'istituzione nell'attivare una nuova percezione degli spazi che la circondano.

In effetti, se ideata e gestita per alimentare un dialogo continuo con il proprio contesto fisico e umano, una casa della cultura - sia essa un museo, una galleria o un centro d' arte contemporanea - gioca un ruolo fondamentale nel produrre l'immagine e la visione di un determinato luogo.

Diventa un hub, uno spazio dove regnano efficienza ed efficacia. Tale capacità è stata ben evidenziata dall'architetto Nikolaus Hirsch nel suo progetto Cybermohalla, per il quale ha utilizzato proprio il termine hub per descrivere una struttura continuamente in divenire, un ibrido fra una scuola, un archivio, un centro comunitario e una galleria; il Cybermohalla Hub è dunque un' istituzione il cui bisogno primario è quello di interagire e dialogare con lo spazio virtuale e fisico che la ospita.

Un'istituzione ben funzionante è, dunque, in grado non soltanto di alimentare diverse forme di ricordo e aggiungere nuovo carisma al territorio dove è collocato, ma anche di aprire questo spazio a una rete del tutto nuova di luoghi e geografie, che va oltre l'orizzonte spaziale, per dar vita a un dialogo ininterrotto fra le città ospitanti e milioni di visitatori sparsi in tutto il mondo.

Ci sono casi in cui l'istituzione apre le porte della città a tipologie completamente nuove di visitatori e di attenzione pubblica, come è avvenuto per la Kunsthalle di Zurigo che, sotto la direzione di Beatrix Ruf, ha confermato il ruolo di questa città elvetica, come una delle tappe obbligate per chi desidera confrontarsi con le mostre e gli artisti più brillanti e interessanti del momento in Europa.

La direttrice/curatrice ha infatti dimostrato di essere perfettamente conscia dell'importanza del proprio ruolo per spingere la Svizzera al centro della scena artistica internazionale proprio attraverso l'attività della Kunsthalle, come si evince dalle dichiarazioni rilasciate alla rivista Artforum dalla stessa Ruf all'indomani della sua nomina: "Abbiamo sempre avuto collezionisti di arte contemporanea che per conoscere nuove opere, persino quelle di artisti svizzeri, erano invariabilmente costretti ad andare all'estero. Ora invece possono rimanere in Svizzera".

Anche Marta Kuzma, che da quattro anni dirige l'Office for Contemporary Art Norway, ha lavorato nella direzione dell'internazionalizzazione. L'OCA si autodefinisce un "luogo d'incontro culturale per norvegesi e cittadini provenienti da tutto il mondo. In quanto istituzione multidisciplinare con un'ampia piattaforma pubblica, l'OCA si propone di valorizzare al meglio l'arte contemporanea norvegese attraverso una serie di corsi di specializzazione, programmi di scambio e progetti espositivi, incentrati sulle tendenze artistiche e intellettuali più attuali, in Norvegia e all'estero e collaborando con istituzioni culturali e accademiche di altri paesi. " Uno degli esempi più riusciti della generosa capacità di dialogare con il contesto nazionale norvegese e nello specifico con la vivacità urbana di Oslo, è l' International Visitor Programme, che consente a curatori, critici e operatori culturali di tutto il mondo di visitare la Norvegia per incontrarvi artisti, curatori e scrittori, generando in questo modo flussi di dialogo e discussione tra persone provenienti da contesti geografici e ambiti disciplinari del tutto diversi. Essi portano in Norvegia le loro visioni, le idee e i peculiari modi di lavorare e spingono la città alla scoperta dell'altro, producendo benefici straordinari e tangibili per la città di Oslo.

Essere la sede della più longeva e famosa Biennale internazionale del mondo, espone Venezia in maniera del tutto particolare all'impatto dell'arte contemporanea. Trattandosi di un evento periodico ed effimero, la Biennale crea un profondo senso di vuoto nella popolazione veneziana, che rappresenta il pubblico periodicamente esposto alle sue sperimentazioni artistiche continuamente cangianti, ma al tempo stesso percepisce con disagio lo iato che si crea nel periodo in cui questo evento non si tiene. In questo contesto, la Fondazione Bevilacqua La Masa gioca un ruolo di primaria importanza, in quanto offre ai Veneziani un continuum di attività culturali. Alla Fondazione Bevilacqua spetta l'enorme responsabilità di offrire agli abitanti di Venezia (e al gran numero di studenti universitari che vivono in città durante l'anno accademico) un elevato standard di attività e di residenze per giovani artisti, che hanno così l'opportunità di realizzare le proprie sperimentazioni grazie a un dialogo intenso e diretto con la città.

Partendo dal presupposto che la pluralità e la diversità delle esperienze consentono di cogliere il dinamismo intrinseco alla creazione di spazi sociali, l'incontro dedicato a The centres for contemporary art and the European cities rappresenta l'occasione per riunire un gruppo di specialisti il cui lavoro si è rivelato di cruciale importanza per discutere dei rapporti fra istituzioni artistiche e territorio. Invitandoli a condividere le loro esperienze, l'obiettivo è quello di identificare possibili forme di dialogo e di scambio e di discutere su come i luoghi della cultura possono influenzare positivamente le città che li ospitano.

23 ottobre 2010
dalle 17 alle 20
 

 
Introduzione:
Nikolaus Hirsch
(Städelschule, Frankfurt) 
 
Marta Kuzma
(Office for Contemporary Art Norway, Oslo) 
 
Philippe Pirotte
(Kunsthalle Bern) 
 
Beatrix Ruf
(Kunsthalle Zürich)

Angela Vettese
(Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia) 
 
Coordinatrice:
Filipa Ramos

                          

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